Ternana-Monopoli 1985:la rabbia di una città dentro il campo

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Era il 1985, un anno felice per tutta la penisola italiana, sia nel calcio che nell’economia, ma paradossalmente un anno infelice, per quella che è la città operaia dell’Umbria, e l’infelicità era tanta, sia nel calcio che nella vita quotidiana. l’Italia calcistica aveva trionfato agli europei under 16 nel 1982, ed ai mondiali di calcio del 1982, mentre la Repubblica Italiana stava diventando la prima potenza statale non atomica, ed il quarto paese al mondo per ricchezza economica, contrapposto alla città di Terni, dove la Ternana dopo i fasti della serie A degli anni 1970 ed il terzo posto in Coppa Italia di serie A nel 1980, conobbe un periodo di crisi calcistica che la portò nella serie C, con grande dispiacere della piazza, ed in quel periodo buio, oltre ad una crisi calcistica, ci fu anche una crisi economico industriale, con lo smantellamento di quelle fabbriche, che l’avevano fatta trasformare, da semplice un villaggio umbro, ad una città moderna operaia e tecnologica. C’era poi quel periodo storico culturale del decennio del 1980,  dove l’Italia e di conseguenza anche Terni, stavano attraversando un epoca di totale vuoto morale ed ideale, e dove lo Stato Italiano in maniera errata o voluta, aveva represso tutti quei movimenti culturali del decennio precedente, che volevano cambiare e migliorare la società, e l’autoritarismo dello stato italiano, non andò diretto solamente contro quei gruppi che praticavano la lotta armata, ma anche contro chi esprimeva il proprio dissenso pacifico verso i governanti, ed anche causa della repressione statale, si creò una mancanza di un pensiero culturale a cui credere da parte delle nuove generazioni, ormai spaesate e senza punti di riferimento per il futuro. Arrivò anche il dramma dell’eroina, quella droga viscida e letale, che falciò buona parte di quella generazione disperata della città umbra, dove nel 1985, oltre a ventimila disoccupati, ci furono 7 suicidi per depressione e 5 morti di overdose in meno di un mese, ma dove i Freak Brothers, le Brigate Rossoverdi, le Menti Perdute ed il Sendero Luminoso non erano solo gruppi ultras della Ternana, ma realtà sociali ed ideologiche, che organizzavano concerti ed eventi benefici nella città operaia dell’Umbria, dove rabbia e solitudine erano all’ordine del giorno. C’era il gruppo ultras dei Mods della Ternana, che rifacendosi alla corrente culturale del modernismo inglese, mescolava l’orgoglio di appartenenza alla classe operaia, abbinando però un look aristocratico ed elegante, raccontando che pur vivendo una realtà proletaria, si poteva essere vestiti bene, e di come dalla povertà economica, si esce anche con uno stile di vita duro ma al tempo stesso pulito e di classe, un gruppo ultras che riuscì a fare un sincretismo di stile, impegno politico ed eleganza nel vestire. Arrivò poi una brutta domenica d’ottobre, dove la Ternana quasi ultima in classifica, in serie C, si trovava ad affrontare il Monopoli, avversario ostico, ed al tempo stesso chiacchierato, poiché considerato aiutato in molte occasioni, dagli arbitri, quegli stessi arbitri designati dal direttore della Figc, che casualmente (ma non troppo) era pugliese come la capolista. Dopo il fischio d’inizio però, fu la Ternana a passare in vantaggio, ed a sfiorare il raddoppio in molte occasioni, fino a quando l’arbitro divenne il protagonista in negativo, poiché assegnò al Monopoli due rigori dubbi, che vennero realizzati dalla compagine pugliese, che fino a quel momento era in difficoltà nel gioco. Ma quella domenica, il Pubblico Ternano diede via ad una rivolta calcistica, prima con l’invasione di campo di un capo ultras della curva est della Ternana, facente parte dei Freak Brothers, che decise di prendere a calci nel basso ventre un guardalinee (il quale a causa delle ferite riportate dovette abbandonare il terreno di gioco), poi nel dopo partita, con una guerriglia che durò quasi tre ore. Terni era una città, che stava subendo la prima deindustrializzazione, con la conseguente crisi economica cittadina, e quella domenica veniva umiliata non solo nell’economia e nella moralità, ma anche nel calcio, e che quel giorno, trovò negli ultras, e nei giovani che si unirono a loro negli scontri dei nuovi ribelli, che volevano difendere l’onore di una città, sfruttata ed offesa, ed i quali diedero via a degli scontri violenti contro la Polizia, per gridare che la città non si piegava a chi la voleva sottomessa e sfruttata, nel calcio e nel lavoro, e quell’aggressione al guardalinee, era si un gesto sbagliato, ma anche un gesto di rabbia e di rivolta, di una città ed una tifoseria che non si sarebbero piegate a nessuno, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni

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